Tazio Secchiaroli nasce a Roma nel 1925. Gli esordi segnati dall’attività di “scattino”, alla ricerca tra i giovani soldati americani, durante la seconda guerra mondiale, di facce anonime e sorridenti attraverso le quali, il fotografo impara il modo di accostare le persone, di prevederne le reazioni, di anticiparne eventuali resistenze. Secchiaroli avverte il fascino del contatto diretto con la gente e decide di tentare la carriera di fotoreporter. Inizia con Fedeli, continua in un quotidiano della sera romano ed infine va a lavorare nell’agenzia di Porry Pastorel, maestro di intere generazioni di fotografi romani. Nel 1955 Secchiaroli ha acquistato la sicurezza sufficiente per decidere di fondare, insieme a Sergio Spinelli, la“Roma Press Photos”. Il primo colpo grosso della giovanissima agenzia, nell’estate del 1956, è legato al caso Montesi e dimostra le grandi capacità organizzative di un team che riesce a trasformarsi in agenzia investigativa. “Ecco le prove” è scritto sotto le foto di Secchiaroli, che è riuscito a cogliere insieme Piero Piccioni e Ugo Montagna al Foro Italico, dopo un lungo inseguimento poliziesco. Ma sarà il Ferragosto del 1958 a segnare l’inizio di un genere che

consacrerà Secchiaroli ed i colleghi paparazzi.
Frequentatori nelle calde notti romane, di Via Veneto, Piazza di Spagna e di tutti i posti più significativi della Dolce Vita romana, Secchiaroli ed altri giovani fotografi, annoiati dal caldo estivo, passeggiando senza meta, si imbattono proprio quella notte del 15 Agosto, nella prima preda della serata: seduto a un tavolino del Café de Paris c’è l’ex re Farouk in mezzo a due conturbanti accompagnatrici. Secchiaroli attraversa la strada e “spara”  due lampi col flash. Non ha il tempo di scattare la terza fotografia, perché Farouk l’ha agguantato e sollevato di peso. Guidotti scatta un’altra foto al sovrano e al fotografo avvinghiati e all’arrivo della celere il rullino prezioso è in salvo. Un’ora dopo è l’ora del “Brik Top” : il locale notturno dove Ava Gardner e Antony Franciosa sono seduti alla stesso tavolo. Secchiaroli entra con uno stratagemma nel locale vietatissimo ai fotografi e con un minuscolo flash che aveva sotto la giacca, riesce a scoprire i due in angolo buio del locale. Si scatena il panico per la relazione di Franciosa che atterra con un pugno uno dei fotografi; gli altri irrompono immediatamente a fotografare la rissa, l’inseguimento prosegue fuori sui marciapiedi di Via Veneto, e ancora
una volta il rullino è salvo.
Le emozioni continuano per Secchiaroli e Guidotti che , sulla via del ritorno, si imbattono in un’altra celebre coppia: Anita Ekberg mentre trascina il marito Anthony Steel fuori dal locale “Vecchia Roma”, ubriaco dopo una notte brava. Infastidito dai flash dei fotografi, Steel rincorre Secchiaroli per strappargli l’incriminato rullino ma barcollante, finisce a terra e la moglie lo trascina in albergo. Il giorno dopo le fotografie dei tre episodi sono, incorniciate da commenti scandalistici, appariranno sui rotocalchi. Quella notte, la Dolce vita è consacrata e nasce un genere: quello della fotografia d’assalto, condotta da manipoli di fotografi che documentano, con tempismo, gli attacchi dei personaggi famosi ai malcapitati colleghi.
Le immagini rubate della Roma notturna, incuriosiscono Federico Fellini che sta lavorando alla sceneggiatura del film “La Dolce Vita”, nato come riflessione sui servizi fotografici più azzeccati del periodo e sulla personalità del fotografo d’assalto. Durante la collaborazione con Fellini, Secchiaroli inizia la regolare attività di fotoreporter del set. Non è fotografo di scena, è piuttosto quello che gli americani chiamavano “special”, colui che, con l’obbiettivo, racconta quello che avviene sul set durante la lavorazione del film. Mentre lavora al primo progetto con lo stesso stile esuberante degli esordi, Secchiaroli viene chiamato sarcasticamente “Paparazzo” dallo stesso Fellini (Paparazzo era infatti il nome di un compagno di scuola un po’
invadente del regista).
Col tempo Secchiaroli si trasforma nell’amico dei divi (che prima rincorreva per via Veneto), nel loro consulente di immagine, in colui che riconosce e afferra in uno scatto, un’emozione improvvisa, un’espressione spontanea che colpisca l’immaginazione del loro pubblico. Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Brigitte Bardot scelgono lui per il servizio fotografico di fiducia, nel quale apparire in uno splendore molto naturale, dove è la luce che valorizza l’insieme ed ogni tratto  del volto racchiude il segreto del loro fascino. E nelle sua fotografie circola sempre un’aria di ironia e dissacrazione. Ma, la collaborazione con il regista è stata determinante nell’affinamento dei mezzi espressivi della sua fotografia. È con Fellini che Secchiaroli impara il valore della luce: “Un giorno-racconta Secchiaroli- il regista stava facendo dei provini alle attrici. Ad un certo punto nel suo ampio e consueto gesticolare, alzò le mani in una posa ieratica. Proprio mentre gli scattavo una foto in quella posizione, dietro di lui si accese un riflettore che mi “entrò” nell’obbiettivo. Pensando di aver rovinato la foto ne scattai subito un’altra. La prima non la stampai neppure. Ma Fellini mi chiese di mostrargli i contatti e decise che anche quella foto così impressionata doveva essere stampata. Provai: c’era una serie di raggi che gli uscivano dalle dita e dalla testa, sembrava quasi una divinità, da quel giorno ho capito cos’era la luce. Da Fellini ho anche imparato il gusto dell’inquadratura, della sintesi. Era lui
che mi riquadrava i fotogrammi togliendo il superfluo”.
L’arguta scuola di Fellini ha dato ottimi frutti. Se in qualcosa è cambiata la sensibilità di Secchiaroli e il suo atteggiamento verso i divi, è proprio nel fatto che mentre nel periodo di Via Veneto, la caccia si trasformava in denuncia della meschina fatuità di un modo dorato da rotocalco, oggi egli solleva i veli della professione mito per ridare, attraverso l’ironia, la dimensione più umana dei personaggi. Il tutto in modo ancora funzionale a ciò che è il business del cinema ma, in modo più dignitoso e più utile.

da The original paparazzo 1996 a cura di Davide Faccioli. Edizioni Photology.